Entriamo nel dettaglio della mia storia…le maternità

Tutelata sulla carta. Odiata in azienda. E adeguatamente vendicata.

La maternità…una condizione magica, che ti fa sentire la persona più potente del mondo, dotata di poteri cosmici, capace di creare la cosa più meravigliosa che tu abbia mai visto sulla faccia della terra. Quello che ho pensato più di frequente dopo aver avuto i miei bimbi (2009 e 2012) è stata: ma adesso…me li porto a casa? Stanno con me? Non è che dall’ospedale verranno a reclamarli?

Lo dico a mio rischio e pericolo, a rischio di sembrare una squilibrata. Ma sono d’accordo di aprirvi il mio cuore al 100%, giusto?

Comunque tranquilli: è una magia che scema ben presto al ritorno al lavoro. Andiamo con ordine.

Vengo assunta nel 2003. Ho 28 anni. Una laurea, un master, un lavoro precario lasciato in centro a Venezia per un tempo indeterminato più sicuro vicino a casa.

Fino al 31.12.2009 lavoro a tempo pieno. Inquadriamo un po’ l’ambito geografico: Nord-Est. Veneto.

Al rientro dalla mia prima maternità, mi viene imposto il part-time. Io sarei rientrata a tempo pieno con una figlia, ho la fortuna di avere le due nonne in salute e vicine a casa, ma il titolare mi fa capire che il momento del mercato non è dei migliori. Io vorrei fare le 6 ore, lui spinge per le 4; alla fine decide per 4,5 ore al giorno. Mi adeguo. Dopo 7 anni di full-time.

Le cose si fanno più gravi al rientro dalla seconda maternità. E’ il 2012. La titolare mi dice tassativamente di NON prendere la maternità facoltativa, perché ha bisogno di me; quindi mi fa fare due mesi di ferie per azzerarle. Io rientro esattamente il giorno del compimento del 5° mese del mio piccolo, a 3,5 ore al giorno. Quel giorno c’è un evento in azienda con i clienti e una sommelier-giornalista nota a livello nazionale. Vengo chiamata per fare da autista a lei, che conosco bene e con cui ho un rapporto di consolidata amicizia; poi non vengo invitata a pranzo “perché devo allattare”. Testuali parole. E di tutta la parte organizzativa si occupa la mia “sostituta”, assunta NON con contratto di sostituzione maternità, ma a tempo indeterminato. Mi viene presentata quel giorno.

Se vi sembra già abbastanza, non avete ancora letto niente. Alla prossima puntata l’episodio più succulento, quello che ancora mi sogno di notte.

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Entriamo nel dettaglio della mia storia: le maternità.

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