Vergogna, mortificazione, il sentirsi inutile, incompetente…

… su cose, invece, le cui evidenze restituiscono un risultato opposto.

Dopo Natale 2012 continuo con telefonate a grossisti e a contatti XY, senza sottrarmi a questa attività per me umiliante, mentre la mia sostituta si bea di contattare i giornalisti (che sono MIEI contatti, costruiti con il sudore della MIA fronte) e di tirare le fila del marketing aziendale (se così si può chiamare).

I nostri rapporti sono tesi, il suo modo di porsi è urtante e del tutto sconveniente nei miei confronti. I titolari non mi parlano per mesi, e comunicano con me attraverso di lei, che ha il mandato di essere mia superiore (si firma “Dottoressa”, cosa che personalmente ho sempre evitato, e “Responsabile Marketing” nelle e-mail). Credo che però siamo tutte e due allo stesso livello contrattuale, o sbaglio?

Io manifesto tutto il mio disappunto con una lettera inviata con raccomandata R.R. alla titolare. La signora, una volta ricevuta, mi convoca in ufficio e mi risponde a voce, adducendo tutta una sfilza di cose prive di significato che ho completamente rimosso. Grazie a Dio. Tra l’altro, si dice “dispiaciuta” di aver ricevuto la lettera, e che io non l’abbia affrontata apertamente. Ma se nemmeno mi guardava in faccia!!!

Però … magia … un po’ alla volta le attività da me svolte in precedenza tornano “alla base”: le pratiche di iscrizione alle fiere, l’ufficio stampa (per manifesta incapacità, o pigrizia, della signora che mi sostituisce), l’aggiornamento dei siti Internet delle aziende del gruppo e delle pagine social, i testi di schede tecniche – cataloghi, l’organizzazione degli eventi interni ed esterni, le relazioni intrattenute con i consueti fornitori e interlocutori e con le istituzioni.

Finché la mia sostituta da’ le dimissioni dopo 3 anni (giugno 2015), un periodo sufficiente per essersi resa conto del clima aziendale e della capacità dei titolari di distruggere qualsiasi “lampo” creativo, dopo essersi riavvicinata a me e parzialmente scusata per il suo comportamento nei miei confronti, motivato (mi ha detto) in parte da informazioni scarse o incomplete o fuorvianti date dalla proprietà. Lei stessa prova “l’ebbrezza della sostituzione”, essendo affiancata, nell’ultimo periodo, da un consulente commerciale esterno, parzialmente e manifestamente in sovrapposizione. Sempre senza chiarezza di ruoli, interazioni, responsabilità.

Restiamo io e la junior (che affianca la mia sostituta dal 2012, prima in stage, poi con contratto triennale di formazione e lavoro, con funzioni di elaborazione grafica e creazione immagini per post, locandine, ecc.) e riprendiamo in mano la situazione.

Nel 2016 entra in azienda anche una delle figlie del titolare, posizionata fisicamente in reception, con un ruolo “misto” tra amministrativo, commerciale e di comunicazione.

Convivenza più o meno pacifica (non so stare zitta dove vedo il terreno franare, ma mi devo mangiare la lingua più volte. O meglio, più che altro IGNORO).

Tutto si svolge più o meno tranquillamente fino a che, tra marzo e aprile 2017, la titolare, insistendo più volte ed informandosi sulle scadenze del mio lavoro, mi mette FORZATAMENTE in ferie per due settimane.

Io non avevo mai fatto ferie a marzo / aprile, anche perché siamo vicini alla fiera di primavera, appuntamento per noi cruciale. La cosa mi puzza. Chiedendo spiegazione in amministrazione, la responsabile, moglie di un altro titolare, mi risponde di non preoccuparmi, che c’è un calo di lavoro e devo finire le ferie dell’anno prima.

Ah sì? E perché c’è gente che avanza 60 giorni di ferie in azienda? Proprio io le devo fare???

Ma … ragazzi … quante storie simili alla mia, spulciando e leggendo qua e là. Mi si stringe il cuore ad ogni racconto, ad ogni parola, ad ogni lacrima versata da persone che non ho mai conosciuto né mai visto in faccia. Non si dovrebbe, non si potrebbe, ma andatelo a chiedere a chi, come me, ha subito questa violenza psicologica. 

Sappiatelo: la sospensione dal lavoro sancisce l’esclusione. 

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Vergogna, mortificazione, il sentirsi inutile, incompetente…

 

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