Il sig. H: il lavoro sporco qualcuno lo deve pur fare…

L’incontro con il consulente del lavoro viene fissato la settimana successiva. Si svolge esclusivamente tra me e il sig. H all’ultimo piano dell’azienda in forma privata.

Non c’è una motivazione vera e propria: lui ha scritto, nella fotocopia della mia ultima busta paga, a penna, nero su bianco, “Sostituzione ME con NOME E COGNOME DELLA FIGLIA DEL TITOLARE”.

Ad una mia richiesta di spiegazioni, risponde che non ne ha, da parte dei fratelli, se non che “non riescono più a sostenere il mio costo”. Ma io sono un part-time, a 4,5 ore al giorno. Ho un’anzianità di servizio di più di 14 anni, non ho MAI avuto provvedimenti o richiami disciplinari. Di che cosa stiamo parlando???

Il sig. H mi offre: 15 mensilità + 2 mesi di preavviso + spettanze + 2 anni di disoccupazione. Che mi dice essere pagati al 100% dello stipendio. Chiama anche una sua collaboratrice (o segretaria, in ufficio), davanti a me, in tempo reale, per farsi confermare che per 2 anni avrei il 100% dello stipendio. Falsità assoluta, come poi da me appurato in sede sindacale: è pagata al 70% dell’ultima retribuzione e poi va a scalare del 4%.

Perché darmi informazioni sbagliate?

Chi crede di fregare? È davvero così impreparato da non sapere nemmeno a quanto ammonta l’assegno di disoccupazione?

Allora tutti i disoccupati dovrebbero gioire e fregarsi le mani per due anni!!!

Il sig. H si commuove anche ad arte, facendo il contrito e dicendo che una cosa simile è successa anche a sua figlia qualche anno prima.

Mi chiede se sono sposata, se mio marito lavora…

Tolta la vicinanza umana, comprensibile da parte sua (se fosse autentica), resta un fatto: i miei titolari NON MI POSSONO LICENZIARE. PUNTO. NON NE HANNO MOTIVO.

Come da indicazioni che ha ricevuto dai fratelli, mi propone di chiudere il tutto con il 30 giugno. Dice che l’offerta è irrifiutabile, è il meglio che lui è riuscito a “strappare” ai fratelli, e dice anche che mi farà fare “la migliore lettera di referenze” che io abbia mai avuto.

Comunico l’esito dell’incontro a mio marito e all’altro sindacato che nel frattempo ho consultato: visto l’esito catastrofico della precedente consultazione con CIGL, questa volta scelgo CISL, e precisamente colui che segue proprio il settore alimentare nell’ufficio della mia città di residenza.

Questa persona, che ne ha viste, negli anni, di cotte e di crude, mi informa sui miei diritti, e mi propone di chiedere più soldi all’azienda. È abbastanza evidente che la motivazione economica non sta in piedi. Le trattative le condurrà lui con il sig. H, e va a chiedere senza esitazioni la somma di 50.000 euro come incentivo all’esodo. Il sig. H salta sulla sedia, fa la sua scenata, ecc. ecc.

Mi fanno consumare altre ferie. Ma io non dormo più, non chiudo più occhio, il mio diventa un chiodo fisso; quindi vado dal medico di base che, del tutto controvoglia, mi mette in malattia una settimana e mi prescrive dei tranquillanti per la notte. I miei bambini, in giardino, giocano al datore di lavoro che ogni santo giorno licenzia la dipendente …. no ….

Neanch’io ne ho una gran voglia, devo dire. I miei giorni di assenza per malattia si contano forse sulle dita di una mano in 15 anni, proprio in caso di necessità estrema.

E, sempre su consiglio del sindacalista, mando un fax in azienda, indirizzato al titolare, per comunicare la mia “immediata messa a disposizione per il ritorno al lavoro”.

Fino al 29 giugno nessuno si fa vivo. Il 28 mattina chiamo io in azienda il titolare per sollecitare una sua decisione in merito. Si scusa per il ritardo, mi dice che è stato in trasferta e che all’indomani si farà vivo con me il sig. H.

Il giorno 30 in mattinata il sig. H chiama prima me, poi il sindacalista, comunicando la decisione finale: “finale” per modo di dire, come poi appurerò – e appurete – in seguito. 25.000 euro di incentivo all’esodo, netti, più spettanze, sono il pacchetto all inclusive, prendere o lasciare.

Io non vorrei: sento mio marito al telefono, il quale, da razionale com’è, mi consiglia di accettare e di lasciarmi tutto alle spalle.

Lo comunico al sig. H. Il sig. H lo comunica al sindacalista. Il sindacalista prepara il modello 411 (verbale di conciliazione) e lo gira a me e al sig. H il giorno 30 stesso, con l’intenzione di andare a siglarlo la settimana successiva: si ipotizza, come data, martedì 4 luglio, resta da definire l’orario.

Scrivo le cifre precise, e le date precise, non per mania di protagonismo, ma perché racconto la verità pura e semplice, e voglio che capiate di che “personaggi in cerca d’autore” sto parlando.

“Quando si dice la verità, non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi”. Aldo Moro

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Il sig. H e il ruolo del consulente del lavoro nella mia storia

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