Colpo di scena!

Lunedì 3 luglio sera, intorno alle 18.00, mi chiama il sindacalista (io credo per fissare l’orario del giorno successivo), il quale, basito, mi comunica che lo ha appena chiamato il sig. H.

Per il giorno dopo non si fa nulla, salta tutto perché i fratelli NON sono d’accordo e non si sono parlati prima.

Punto e a capo. Io sono nel limbo, mi devo sedere, non so se piangere o ridere; il tipo della CISL afferma testualmente che è la prima volta che gli capita una cosa del genere; ricordate? Io l’offerta, LA LORO OFFERTA, l’avevo accettata. Chiamo il sig. H, il quale si giustifica goffamente, si mette a mia disposizione per ogni tipo di aiuto (???) ma non sa darmi una spiegazione logica, e mi dice di “attendere una telefonata dei miei titolari”.

Attendere cosa? Io a che titolo sto a casa?

Gli eventi prendono davvero una piega del tutto inaspettata. Dalla tranquillità (più o meno) ripiombo nella disperazione.

Decido con mio marito (e con un nuovo avvocato, che nel frattempo ho consultato, amico di un amico, collocato ben fuori zona, che non abbia legami strani con i “potenti” di turno, che era già stato informato dei 25.000 euro) di presentarmi al lavoro la mattina successiva. Mio marito farà da testimone, perché non è detto che mi facciano entrare, o comunque non si sa come potrebbero prendere la cosa.

Il titolare 1 ci saluta e ci fa accomodare di sopra dalla sorella perché lui sta uscendo.

Io sto in piedi, contratta, a braccia incrociate. Sono stata mille volte in quell’ufficio; spero dentro di me che sia l’ultima. Alla fine lo sarà, ma non nel senso che mi auguro io.

Parla mio marito, con serietà, calma e freddezza. Gli sono debitrice.

Emerge chiaramente il fatto che io non abbia fatto mai niente di così spaventoso, che abbia sempre svolto onestamente e con impegno il mio lavoro, e che lei comunque pensava di sbarazzarsi di me con 5.000-6.000 euro. La signorina “figlia del fratello che mi sostituirà” non viene mai nominata. Mio marito cerca di far ragionare la “signora” sulla sensatezza dell’offerta di 25.000 euro, ma niente, secondo lei è troppo alta.

Quindi anche i 15+2 iniziali erano un bluff? Costruito ad arte per spingermi a dare le dimissioni spontanee? Io non nutro dubbi in proposito. Di certo non sapremo mai quali dinamiche si celino dietro questo tira e molla, lo sanno solo loro. Forse.

Chiude dicendo che penserà ad un altro ruolo per me, che il mondo si è girato tre volte, che in azienda non c’è più bisogno di una figura come la mia, che non è più tempo di fare i “fiorellini” e altre demenze del genere.

Della serie: per carità, non toccatemi i soldi! Ho cercato di farti fuori in tutti i modi, cara. Tu hai resistito, vabbè resta, e ti metto (rimetto) a fare una cosa per la quale ti romperai presto le scatole, abbi fede. Come 5 anni fa. Ti faccio vedere io chi hai osato sfidare.

L’umanità non esiste, la comprensione non esiste. Infatti il mobber riconosce nella sua vittima l’insofferenza, ma non la sofferenza.

Io vorrei tornare in ufficio già l’indomani mattina, ma lei mi mette in ferie con sua lettera firmata fino al 10 luglio. Come si dice? Oltre al danno la beffa, no?

 

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Colpo di scena! I titolari rifiutano la loro stessa offerta!

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