La negazione dei diritti

Andiamo avanti: perché la signora non ha voluto farmi fare, a tutti i costi, la maternità facoltativa? Perché NESSUNO ci ha comunicato i benefici derivanti dall’iscrizione, obbligatoria dal 2012 per le aziende del settore, ad un fondo specifico?

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Per la maternità facoltativa del mio secondo bimbo avrei avuto il 30% dall’INPS, e il 70% dal fondo. Il 70% ho scritto. O quasi. Sì sì, non sto delirando. Del fondo mi ha parlato il sindacalista, ed io sono letteralmente caduta dalle nuvole.

Inoltre, essendo stata ricoverata in ospedale per un intervento a marzo 2016, avrei avuto una diaria per 3 giorni che però non ho mai visto, avendo inviato la documentazione troppo tardi.

NESSUNO, nemmeno tra i miei colleghi, conosceva queste agevolazioni. Li ho informati io prima di venire via. E devo dirvi che, siccome oltre al danno si aggiunge sempre di norma la beffa, il depliant informativo del fondo è arrivato a tutti per posta da Roma i primi mesi del 2018. Che tempismo, eh? Solo 6 anni per comunicare a tutti gli aventi diritto i loro diritti.

Concludendo:

I rapporti non sono mai stati idilliaci, nessuno può negarlo. Da qui a discriminare una lavoratrice perché donna, madre e perché non è prona, servile e leccaculo, ce ne passa.

La signora mi ha sempre rinfacciato come una colpa il fatto di essere sempre presente al lavoro e di non prendermi mai ferie o permessi. Mi chiedeva “Ma i tuoi bambini stanno sempre bene? Non si ammalano mai?”

Ho penato per avere gli aumenti di livello (dal quarto fino al secondo, che ho mantenuto per anni: anzi poteva andarmi molto peggio, potevo tornare al terzo!!!!) e gli straordinari pagati, cosa che non si è mai verificata. Alla fine, per le ore in più, mi prendevo dei recuperi. Mal visti anche quelli.

Alle ultime serate di formazione, da me organizzate con esponenti di primo piano, ho partecipato in piedi! In fondo alla sala! Per fare le foto e prendere gli appunti di degustazione! Non sono neanche stata invitata a cena, perché ero un costo, non una risorsa! Sorvolo sul mio stato d’animo, su cosa ho pensato e ancora penso delle facce di merda (ops!) che mi circondavano in quel momento. Un’accondiscendenza muta e colpevole. Mi sentivo come mummificata, con le anse dell’intestino tutte legate assieme, la bocca secca, la faccia inespressiva.

Ma ricordatevi: la salute e il benessere sono diritti tutelati dalla legge. Il datore di lavoro ha l’obbligo di provvedere a tutte le misure precauzionali per evitare situazioni che causino problemi di salute.

Sottolineo: in 15 anni di lavoro NON HO MAI AVUTO alcun provvedimento disciplinare o lettera di richiamo a mio carico.

Oltre agli ordini fatti dopo il ritorno dalla seconda maternità, ho raccolto anche degli ordini piuttosto importanti nel corso delle ultime telefonate. Perso tutto?

Oltre alle due bottiglie con cui la signora mi ha omaggiato “di sua spontanea volontà” (leggasi: mia richiesta esplicita), che è andata frettolosamente a prendere in negozio e a mettere in scatola in modo approssimativo, spiegazzando gli angoli (se lo avessimo fatto noi, un lavoro così!), ho diritto ad avere un minimo di riconoscimento? No, ovviamente. Allora me lo prenderò io. Con gli interessi.

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