Mobbing post partum

Un disegno feroce, un sasso pesantissimo che cade nello stagno del lavoro pubblico e privato.

Ma chi era bravo, preparato, partecipe, attivo a scuola non veniva premiato? Perché sul lavoro succede esattamente il contrario? Schiere di yes men e yes women pronte a leccare in ogni momento e accondiscendere, prostrandosi, senza manifestare il minimo disappunto verso le ingiustizie.

Io ho subìto tanto, ho subìto un po’ di tutto negli anni, ma senza perdere la mia dignità, la mia bellezza. Il sapere è la corazza dell’anima. Anche adesso, invece di abbattermi, mi sono armata: ho letto, ho studiato, e voglio andare fino in fondo. La mia autostima, sia chiaro, non è mai venuta meno: e di questo ringrazio l’educazione che mi hanno impartito i miei genitori e i miei insegnanti, e ringrazio il mio spirito ribelle, mai del tutto sopito.

Il sentimento più forte che provo nei confronti dei miei ex titolari è rabbia. Rancore. Inutile negarlo. Ma anche pena.

Una risposta alla maleducazione, alla presunzione, alla cafonaggine, ai saluti mancati la mattina e la sera, agli ordini impartiti, agli inviti mai avuti per eventi o manifestazioni o incontri con personaggi di spicco. MAI un cenno a “come stanno i tuoi bambini?”, anzi, la titolare si è spesso lamentata con me perché non mi assentavo mai dal lavoro, non prendevo mai permessi o ferie extra. Ma come, invece dei complimenti o dell’approvazione il rimprovero?? Siamo all’assurdo!

Rispetto, ascolto, educazione, gentilezza, garbo, fiducia, stima, lealtà, trasparenza, condivisione, coerenza sono valori importanti anche nel mondo del lavoro, o no?

Io ho lavorato in quel posto per 15 anni, ho prodotto contatti, ho prodotto eventi, ho prodotto una valangata di articoli sulla stampa: neanche grazie? Neanche ciao? Neanche “ti lasciamo a casa perché”? Che ambasciatrice posso essere del mio ex posto di lavoro?

Sia chiaro: i titolari d’impresa sono loro, loro decidono le sorti, ma c’è modo e modo, Cristo santo. E se mi calpesti, sei mio nemico giurato. A me piaceva da matti il lavoro nell’ufficio stampa, mi piaceva il settore… Certo, troppe cose sono successe per una benché minima possibilità di recupero. E poi, in fondo, vedo che nel mio attuale posto di lavoro le cose non sono così diverse: si gioca sul sottinteso, sul non detto, c’è gente che fa un lavoro ma si intromette costantemente in quello degli altri, i titolari sanno “più o meno” quello che stai facendo, e comunque non ne capiscono il senso, gli sforzi, gli studi che ci stanno sotto. E sto al 4° livello a 44 anni.

Insomma, noi donne abbiamo studiato, abbiamo dimostrato che portiamo un grande valore nel settore in cui ci applichiamo, che siamo leali, che trattiamo l’azienda con la stessa cura e la stessa delicatezza leggera con cui trattiamo la nostra casa, ma ancora è mal tollerata in azienda la nostra dimensione di madri, a volte anche di mogli e compagne. La famiglia è rassicurante se ce l’ha un uomo, diventa un peso se ce l’ha una donna.

 

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