I side mobbers aggravano la già grave situazione

Side_mobbersNegli ultimi due anni, le stime (per difetto) dicono che sono state oltre 350.000 le donne discriminate sul lavoro per via della maternità, o per aver avanzato la richiesta di conciliare lavoro e vita familiare.

In una società fortemente maschilista come la nostra, il mondo del lavoro in rosa versa ancora in condizioni di grave disparità. Pochissime denunciano, perché già provate dal duello psicologico, anche perché il mobbing non è semplice da dimostrare: l’onere della prova spetta interamente alla lavoratrice.

Di solito i datori di lavoro sono abbastanza scaltri da non lasciare tracce scritte. Ho detto: di solito. Il mobbing strategico diventa una sorta di politica aziendale.

Ma attenzione: questo comportamento è grave e illecito. L’unico comportamento in risposta da tenere è NON sopportare e NON stare zitta.

Aggravano la già grave situazione i side mobbers: sono gli spettatori, coloro che, consapevoli di ciò che accade, stanno alla finestra o, peggio ancora, diventano complici muti dei mobbers, in una falsa e colpevole accondiscendenza, non prendono iniziative, non dicono neanche una parola di conforto e si limitano ad una pura e semplice presa d’atto. Diciamo che hanno “a cuore” la loro poltrona e la nicchia di sopravvivenza che si sono ricavati all’interno dell’organizzazione aziendale, i favori concessi dai titolari elogiati e unti a dovere.

Di fatto amplificano, con il loro atteggiamento passivo e deferente, la portata del fenomeno.

I media di solito si soffermano sullo stalking, sul bullismo, sulla pedofilia, sulla violenza sessuale, ma sul mobbing si tace. Eppure è un reato orrendo. E intanto tu piangi di nascosto per non ammettere di essere stanca morta, dici di non avere paura per non destare preoccupazione, ti convinci che il bicchiere è sempre mezzo pieno, fai finta di dormire per non disturbare, vai al lavoro col piccolo che ha 4 mesi e tu hai il seno dolorante e gonfio di latte … se ripenso al 2012, una lacrima mi solca ancora il viso. Una lacrima che brucia.

Sfido chiunque a continuare a lavorare in una realtà che ti ha chiuso le porte in faccia, in cui i tre titolari, per anni alle costole e alle calcagna, sono scomparsi, in cui il manager di turno ti chiede i report delle telefonate fatte e ti sorride affabile e non nomina mai il tuo supplizio e non ti chiede mai scusa. SCUSA. In cui i tuoi colleghi capiscono, in parte soffrono con te, ma cosa ci possono fare loro poveri? Come si dice, siamo tutti sulla stessa barca.

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