Pessima esperienza ad un colloquio di lavoro? Ce l’ho.

Pessima esperienza ad un colloquio di lavoro

L’attenzione e la cura per i dettagli di un candidato che si appresta ad affrontare un colloquio di lavoro è sempre massima. “Non si ha una seconda chance per suscitare una buona prima impressione”.

E quindi via! Si prendono informazioni sull’azienda attraverso il sito e i social, si fa di tutto per arrivare puntuali (anzi, un po’ prima) studiando il tragitto e i tempi, si stampa il CV cartaceo per sicurezza, ci si predispone dal punto di vista psicologico, si fa mente locale sulle cose da dire e su quelle da evitare, si studia il dress code “per essere se stessi”, si controllano il tono e il linguaggio del corpo, si fa un ripasso mentale delle domande da fare, si ripassa lo stipendio lordo annuo attuale, sempre fiduciosa che te lo chiederanno a un certo punto come base di partenza per l’offerta.

Io spero sia sempre così anche da parte dell’intervistatore, del recruiter, delle risorse umane, del titolare; ma vi voglio raccontare la mia esperienza, ad un colloquio che ho avuto nel 2016, per una grossa azienda del settore automotive nel trevigiano. Il profilo era attinente (ufficio stampa, comunicazione, social); ho inviato il CV all’agenzia di selezione; affrontato 3 colloqui a Treviso; dopo di che sono stata scelta per incontrare direttamente l’azienda insieme ad un’altra candidata. Insomma eravamo rimaste in due, dopo le selezioni.

Ho appuntamento alle 15.15: parto prestissimo, avendo circa un’ora di strada da casa mia, e in più piove. Arrivo alle 15.00. Nessuno mi accoglie. Rimango in piedi, sulla porta d’ingresso, con il giaccone in mano e la borsa (è autunno), a guardare il muro bianco di fronte a me, alla mia sinistra, alla mia destra, la fotocopiatrice, la ventola di aspirazione sopra la mia testa, qualche impiegato che va a prendersi frettolosamente il caffè, e che anzi mi guarda con pietà e mi chiede se per caso ne voglio uno anch’io.

La ditta in questione produce moto, bici elettriche e a pedalata assistita. Alla mia destra porta a vetri chiusa, ma audio comprensibilissimo: c’è dentro l’altra candidata, la selezionatrice dell’agenzia e una voce maschile che se la ridono amabilmente. Ad un certo punto la voce maschile esce accompagnata da un ometto, che non mi degna di uno sguardo, non mi saluta, va nel suo ufficio e preleva un vassoio di pastine e un giornale e torna in sala riunioni per il colloquio.

Colloquio?

Sembra più un thè del pomeriggio tra vecchi amici, visto che il tutto procede tra amabili risate e allegri stridii. Anche l’ora è giusta, visto che il tutto va avanti per … un’ora e mezza. Non sto scherzando. La bionda esce tutta sorriso e lusinghe alle 16.45. E io sono rimasta tutto il tempo sulla porta, con il desiderio invincibile di girare i tacchi e andarmene. Ma no, una vocina dentro di me mi ha intimato di attendere, ché il meglio doveva ancora venire.

Non mi sbagliavo, e sono entrata credo con una faccia che (da espressiva come sono) tradiva già tutto il mio disappunto. Nessuno si è scusato per il ritardo, e nemmeno per il fatto di essermi dovuta trattenere sulla porta per più di un’ora e mezza!!! In piedi! A me non era mai successo.

Mi siedo, molto fredda, e la domanda che mi sento fare dall’ometto AD, l’unica, è:” Come mai lei ha scelto il liceo classico e non lo scientifico?”

A 40 anni?

Mi chiedi questo?

Credo di aver già risolto abbondantemente i miei conflitti adolescenziali, parliamo di lavoro, che ne dice? Ho una professionalità acquisita in molti anni di studio e di lavoro. Guardiamo un po’ oltre?

E niente, poi mi mostra tutto soddisfatto la pagina interna di un noto settimanale (quello che aveva in mano prima) dove non so quale vip inforca una delle sue biciclette. E tutto finisce lì, nel giro di dieci minuti. La selezionatrice dell’agenzia non proferisce parola, e me ne vado così, di nuovo nella pioggia, un’altra ora di strada.

Ora: è lampante che l’amica bionda fosse già stata scelta prima, fosse persona nota e gradita all’AD: perché creare questo teatrino così mediocre? Assumetela e basta!

L’azienda ci ha fatto una figura di merda, la selezionatrice ancora peggio, visto che poi non mi ha neanche richiamata in privato. Primo per scusarsi, secondo per chiedermi un feedback, come si fa nelle normali (e serie) procedure di selezione. Soprattutto dopo che eravamo rimaste le ultime due candidate!!!

Questo colloquio resterà negli annali del peggio del peggio del peggio.

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