Non scusarti mai per quello che sei

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“Molte persone, specialmente quelle ignoranti, ti vogliono punire per aver detto la verità, per essere stato leale e per essere te stesso.

Non scusarti mai per essere stato leale. Se sei nel giusto, e lo sai, parla liberamente. Dì quello che pensi. Anche se sei l’unico rappresentante di una minoranza, la verità è ancora la verità”.

Gandhi

Lo scrivo come un mantra da ripetere e da fissarmi in testa. Per prepararmi all’incontro di lunedì, nella mia ex azienda, con il “nuovo” amministratore. Ci scommetto che loro non si presenteranno. Io vado a testa alta, ma dentro sono in stato di totale tempesta emotiva. Ma devo andarci. Andiamo. Con pop-corn e coca-cola.

Non lascio mai che il rumore delle opinioni o delle critiche o dell’indifferenza altrui offuschi i miei sogni e il mio modo di essere.

Anche se sono sogni piccoli, innocui: da mamma, da donna di mezza età (nooooooo quanto mi pesa dirlo!) di provincia, anche se non ho progetti imprenditoriali di successo, o investimenti da far fruttare, o un futuro sportivo da campionessa da coltivare.

Investo nella vita e nelle passioni: piccole? Insignificanti? Non importa! Metto amore in quello che faccio e in come lo faccio. Cacchio non sempre mi viene bene perché mi arrabbio, perché non ho mai abbastanza tempo, perché certe volte mi parte l’embolo, perché penso a chi avrei potuto essere e dove sarei oggi se avessi seguito la carriera dell’università e della ricerca (il mio VERO sogno della vita).

Ma mi guardo indietro e non posso che essere felice, e grata. Profondamente grata. Due genitori non perfetti (nessun genitore lo è), ma presenti, partecipi, due rocce, due esempi, che mi hanno regalato un’infanzia stupenda, e non mi hanno fatto mai mancare nulla. MAI. Una sorella e un fratello, compagni di vita. Che amo alla follia, nonostante le differenze, le divergenze, i silenzi. Amici. Tanti. E oggi una famiglia che è il mio mondo. Di grida, di corse, di incastri, di casino, ma di felicità autentica.

Non smetto mai di ascoltare il mio cuore e il mio istinto, in tutte le cose che faccio. Mi impegno a fondo e sempre a mille nelle (poche) cose che faccio. L’ho fatto anche per chi non meritava. Non importa. Vorrei fare di più, studiare di più, capire di più, aiutare di più…e forse è proprio in questa eterna tensione emotiva la chiave del non sentirsi mai arrivati, del non sedersi mai. Del sentirsi terribilmente imperfetti. Ma terribilmente felici. Finché sarà.

Scopro, mi stupisco, sono curiosa, costruisco, disfo, scelgo, scarto, cerco risposte, mi sento orgogliosa, mi critico, mi prendo in giro, mi faccio schifo MAI, ricordo, mi commuovo, sono fanatica dei dettagli, rubo con gli occhi, mi faccio ispirare, mi emoziono, mi incazzo ferocemente, prendo mille appunti e mille spunti, coccolo, vengo coccolata, mi piego ma non mi spezzo, posso piangere e disperarmi ma poi mi giro, respiro, e rinasco.

Voglio poter pensare, progettare, creare fino alla fine dei miei giorni. Dio non mi ha dato avvenenza, tette grosse, viso angelico, corpo snello da modella, simpatia cosmica, ma un buon cervello. Ed è questo a cui tengo di più.

Puoi comprare tante cose con i soldi, ma non fedeltà e stima.

Un po’ complicato e incasinato questo post, lo so, ma mi sto facendo forza…mi sto convincendo ad essere forte. Inizia la resa dei conti.

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